Sollecito l’attenzione su un’importantissima sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione (n. 9479/2023), che rompendo schemi formali ed in applicazione del principio generale della “effettiva tutela dei diritti” e della “prevalenza della sostanza della forma” consente anche in caso sia sfuggito ad una persona di proporre opposizione avverso un titolo esecutivo, di far valere i propri diritti, soprattutto in materia bancaria, ma non solo (alla stregua di una applicazione analogica).
In tutti i casi in cui esiste uno “squilibrio” nel rapporto tra le parti, ovvero in quello di cui alla presente fattispecie tra “consumatore e professionista”, ma anche certamente ove tale squilibrio sia configurabile, ad esempio, nei rapporti tra Stato e contribuente, si sollecita il Giudice a rivedere le impostazioni formalistiche, sollecitando ad una interpretazione del processo che, anche a fronte di un giudicato, consenta di valutare effettivamente i diritti e gli interessi in gioco per un interpretazione ragionevole e a tutela dei diritti dell’uomo, consentendo di “rompere il giudicato” e far prevalere la giustizia sostanziale.
Nevergiveup!!
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